venerdì 7 febbraio 2014

CORSO DI FOTOGRAFIA GRATIS - L'ESPOSIZIONE PERFETTA CONCLUSIONI

Adesso dovrebbe essere abbastanza chiaro il funzionamento dei tre parametri  responsabili della corretta esposizione, ed esaminati singolarmente nei post precedenti, riassumendo brevemente:
L' aumento della sensibilita' ci permette di ottenere immagini correttamente esposte anche in caso di scarsita' di luce ma a scapito di una diminuzione della qualita' finale, l'apertura del diaframma ci permette di controllare la profondita' di campo, cioe' la zona dell'immagine che appare a fuoco, mentre il controllo del tempo di scatto ci consente di contenere il rischio di mosso involontario dovuto al fotografo, o al soggetto in movimento, tranne nei casi dove l'effetto e' voluto.
Nei tre post precedenti riguardanti i singoli parametri, ho evidenziato il fatto che in tutti e tre i casi dobbiamo imparare a ragionare in termini di stop, cioe' ripeto ancora, ogni volta che modifichiamo in piu' o in meno uno qualsiasi dei tre parametri, abbiamo una variazione in piu' o in meno di 1 stop, quindi vuol dire far passare il doppio o la meta' della quantita' di luce che raggiunge la pellicola o il sensore digitale, rispetto alla situazione di partenza.
Facciamo qualche esempio pratico:

 Sensibilita'  100 ISO
Diaframma  f, 8
Tempo di scatto  1/250 sec.

Questa e' una combinazione di valori tipica di una foto scattata all'aperto con buona quantita' di luce, corrispondente ad esempio ad intensita' di 5000 lumen ( ne parlero' in un apposito post, il lumen e' l'unita' di misura dell'intensita' luminosa, misurabile con appositi apparecchi elettronici).
L'esposizione risulta corretta, soprattutto se abbiamo seguito le regole descritte nei post che parlavano del sistema zonale e del funzionamento degli esposimetri, ma risulterebbe corretta  anche impostando valori diversi, cioe' spostando in termini di stop i valori dell'esempio sopra, e ottenendo ugualmente la stessa identica giusta esposizione.
Possiamo ad esempio mantenere la stessa sensibilita'  aumentando di 2 stop il diaframma e diminuendo contemporaneamente di 2 stop il tempo di scatto.
Avremo quindi:

Sensibilita'  100 ISO
Diaframma  f.4   ( due stop in più)
Tempo di scatto   1/1000 sec.  ( due stop in meno).

Con questa regolazione avremo la stessa quantita' di luce in lumen che passa attraverso l'obiettivo ma usando un diaframma piu' aperto avremo una  profondita' di campo più ridotta ma con un minore rischio di mosso dovuto al brevissimo tempo di scatto.
Questa situazione potrebbe essere quella tipica delle foto di ritratto.

Oppure:

Sensibilita' 100 ISO
Diaframma  f. 16 ( due stop in meno rispetto al primo esempio)
Tempo di scatto   1/60 sec. ( due stop in piu').

Abbiamo  ancora la stessa quantita' di luce a disposizione ma usando un diaframma piu' chiuso otterremo una  profondita' di campo maggiore, mentre di conseguenza il tempo di scatto più lento, potrebbe essere a rischio di mosso e rendere necessario l'uso del cavalletto.
Questa potrebbe essere una tipica situazione di fotografia di paesaggio.

Ancora, potremo mantenere i valori di diaframma o di tempo di scatto del primo esempio e variare la sensibilita':

Sensibilita'  800 ISO  ( tre stop in più)
Diaframma  f.8 ( uguale)
Tempo di scatto 1/2000 sec. ( tre stop in  meno).

Con questa configurazione avremo una perdita di qualità dovuta all'aumento della sensibilità ma usando un tempo di scatto più veloce saremo avvantaggiati potendo scattare a mano libera e/o in caso di un soggetto in movimento come nella  foto sportiva.

Per finire con gli esempi:

Sensibilità 800 ISO (  tre stop in più sempre rispetto al primo esempio)
Diaframma  f.22 ( tre stop in meno)
Tempo di scatto 1/60 sec. (uguale)

Tipica situazione di foto in interni poco illuminati, ad esempio una chiesa, dove alzando la sensibilita' possiamo usare un diaframma molto chiuso per avere tutto a fuoco, da pochi metri all'infinito, pur usando un tempo di scatto di sicurezza, in quanto si presume di usare in questo caso un' ottica grandangolare, trattandosi di foto in interno, che ci permette anche l'uso a mano libera senza cavalletto.

Gli esempi potrebbero continuare all'infinito, sta al fotografo piano piano, acquisendo esperienza, scegliere di volta in volta l' impostazione migliore.
Consiglio ai meno esperti di fare pratica con la fotocamera perché il discorso e' meno complicato di quello che sembra, con qualche ora di esercizio, maneggiando preferibilmente in manuale la fotocamera, e' facile trovare la giusta confidenza con  il selettore ISO e la ghiera dei diaframmi.
Questo non vuol dire che dobbiamo sempre lavorare in manuale scartando a priori i vantaggi degli automatismi, anzi anch'io nel 90% dei casi scatto in automatismo AV,  cioe' a priorita' di diaframma.
In pratica vi consiglio in linea di massima di seguire questa procedura valida per la maggior parte delle situazioni.
Impostate tramite l'apposito selettore il valore ISO più basso possibile in base alla luce disponibile, tenendo conto che in pieno sole e' da pazzi usare valori ISO elevati da 400 in su.
Come e' da pazzi sperare di ottenere una foto decente scattando in interni a mano libera con soli 100 ISO.
Con un minimo di esperienza capirete al volo quale sensibilità impostare.
Selezionate  poi con l'apposito selettore la funzione AV che vi permette di scegliere a priori il diaframma da usare, a seconda della profondita' di campo  che volete ottenere ( rileggete eventualmente il post precedente).
Nel caso non abbiate necessita' di esasperare ai due estremi la profondita' di campo, e' consigliabile usare diaframmi non troppo aperti e non troppo chiusi, scartando quindi la massima apertura e la minima.
Una volta impostato quindi il valore ISO e il diaframma l'esposimetro della fotocamera impostera' in automatico il valore del tempo di scatto giusto per quella situazione ( fermo restando valido il discorso fatto nei post precedenti relativi al sistema zonale e alla lettura esposimetrica ).
Non dovete far altro a questo punto che controllare rapidamente se il tempo di scatto e' abbastanza breve da mettervi al riparo dal pericolo di mosso involontario, in base alla lunghezza focale dell'obiettivo usato ( vedi ancora post precedente).
Se cio' non avviene e avete bisogno di ottenere un tempo di scatto piu' rapido, avete due strade da seguire: o aprite di più il diaframma o aumentate la sensibilita' ISO, e riprovare.
Con qualche giorno di pratica sul campo vi verra' tutto in automatico, ed in pochi secondi sarete in grado di scegliere la migliore combinazione possibile in base alla situazione, gestendo e padroneggiando  i tre parametri secondo vostra volontà.




giovedì 6 febbraio 2014

CORSO DI FOTOGRAFIA GRATIS- IL TEMPO DI SCATTO

Per concludere la triade dei parametri che regolano la giusta esposizione, affrontiamo ora il terzo argomento:
3° PASSO IL TEMPO DI SCATTO O DI OTTURAZIONE
Ricordo ancora una volta a chi legge questo post, di prendere prima visione dei due precedenti, e di memorizzare bene i concetti base in essi contenuti.
Agli albori della fotografia quando le fotocamere erano poco piu' di una scatola di legno, non esistevano ancora pellicole o sensori, l'immagine veniva impressa su lastre, di solito di vetro, con spalmato sopra il materiale fotosensibile in gelatina.
Ci sono ancora appassionati a queste antiche tecniche e ne parlero' in un futuro post ma la cosa che ci interessa al momento e' che queste lastre, o meglio il materiale fotosensibile spalmato sopra , richiedevano un tempo di esposizione alla luce molto prolungato nell'ordine di secondi o addirittura  minuti, quindi il tempo veniva contato a mente grazie all'esperienza del fotografo, controllato togliendo il tappo davanti all'obiettivo per il tempo necessario, e poi rimettendolo a posto ad esposizione avvenuta.
Poi con il progresso le gelatine sono diventate molto piu' sensibili, fino ad arrivare ai giorni nostri dove il tempo di esposizione standard e' di frazioni di secondo addirittura nell'ordine  di millesimi.
E' evidente quindi che per gestire il giusto tempo di esposizione serve un meccanismo in grado di far passare la luce necessaria in tempi brevissimi e precisi:
L' OTTURATORE
Normalmente  e' costituito da due tendine di materiale sintetico semi rigido che si "inseguono" al momento dello scatto.
Prima di premere il pulsante le tendine sono chiuse impedendo alla luce di colpire la pellicola o il sensore, poi al momento dello scatto parte la prima tendina  facendo passare la luce, e subito dopo parte anche la seconda andando nuovamente a coprire.
L'intervallo di tempo che passa tra la prima e la seconda tendina e' il tempo di scatto o di otturazione, controllato da qualche anno elettronicamente e prima ancora meccanicamente ma con il solito funzionamento.
La differenza sta nella maggiore e costante precisione degli otturatori elettronici, anche se sono piu' delicati e durano un po' meno di quelli meccanici, e che comunque nelle fotocamere al top della gamma sono garantiti per 250.000 scatti e oltre.
I moderni otturatori elettronici sono in grado di permettere tempi di scatto che vanno da millesimi di secondo fino a decine di secondi, oltre alla funzione POSA B che consente di mantenere aperto l'otturatore premendo il pulsante di scatto fino al suo rilascio.
Una scala abbastanza comune da trovare e' la seguente:

1/1000  1/500 1/250 1/125  1/60  1/30  1/15  1/8  1/4  1/2 sec.
 1sec.  2sec.  4sec.  8sec.  16 sec.  Posa B

Anche in questo caso ogni valore e' il doppio o la meta' del vicino e la differenza tra di loro e' ancora di 1 STOP
Com'e' facile intuire un tempo di scatto lungo non permette di fermare l'immagine di un  soggetto in movimento inquadrato, restituendo quindi un' immagine  mossa.
 Questa caratteristica permette di ottenere immagini creative che danno il senso del movimento.




Questo tipo di impostazione con tempi lunghi e' molto usata fotografando ad esempio il movimento dell'acqua, che appare come un morbido fluido privo di dettagli dall'aspetto quasi onirico.





Viceversa usando tempi di scatto brevissimi tipo 1/1000 di secondo o anche più' veloci , siamo in grado di fermare nell'immagine il movimento del soggetto, impostazione indispensabile nella foto sportiva, nella macrofotografia e anche nei paesaggi dove riteniamo importante congelare il movimento.





L'utilizzo di tempi di scatto lunghi ci obbliga ad utilizzare il treppiede per evitare il mosso dovuto non solo al soggetto in movimento ma soprattutto al movimento involontario e inevitabile del fotografo,
mentre usando tempi di scatto molto brevi suddetto pericolo e' scongiurato.
C'e' una regola semplice per capire quando lo scatto che stiamo per fare e' a rischio mosso dovuto al movimento del fotografo, bisogna usare tempi di scatto corrispondenti più o meno alla lunghezza focale dell'obiettivo che stiamo usando.
Ad esempio se stiamo usando una focale di 50mm dobbiamo usare tempi di scatto non più' lenti di 1/50 di secondo, usando teleobiettivo da 200mm dobbiamo usare tempi di scatto non più lenti di 1/200 di secondo.
Con i sensori più piccoli del full frame ( vedi post precedenti) cioè del 24x36 mm classico, e che hanno quindi  un determinato fattore di moltiplicazione, il tempo di scatto di sicurezza va moltiplicato per tale fattore, quindi se il nostro sensore ha un fattore 1,5 usando un teleobiettivo da 200mm non e' più sufficiente un tempo di scatto di 1/200 ma dobbiamo usare almeno 1/300 di secondo o più veloce.
Di volta in volta quindi dobbiamo avere ben chiaro qual'e' il tempo minimo ( più lento) che possiamo utilizzare, e impostare i 3 parametri che ora conosciamo SENSIBILITA', DIAFRAMMA E TEMPO DI SCATTO in modo da evitare errori e delusioni.
Vedremo come nel prossimo post.

mercoledì 5 febbraio 2014

CORSO DI FOTOGRAFIA GRATIS- LA GIUSTA ESPOSIZIONE-IL DIAFRAMMA e LA PROFONDITA' DI CAMPO


Invito chi non ha letto il post precedente a farlo prima di leggere questo, per seguire cosi il filo logico del discorso iniziato parlando del primo dei parametri che regolano la giusta esposizione, cioe' la sensibilita' della pellicola o del sensore digitale.

PASSO N° 2 IL DIAFRAMMA

Il diaframma di un obiettivo fotografico e' costituito da un insieme di lamelle sottilissime di metallo che si allargano o si stringono a cerchio, aumentando o diminuendo così l'apertura che permette alla luce di passare attraverso le lenti e di raggiungere la pellicola o il sensore.


Di solito piu' alto e' il numero di lamelle piu' alta e' la qualita' dell'obiettivo, in quanto si va ad influire sul risultato dell'immagine, specialmente nei ritratti, dove e' importante giocare con lo sfocato e con lo sfondo.
In letteratura fotografica si paragona quasi sempre il diaframma di un obiettivo all'iride dell'occhio umano, questo e' vero se si parla del tipo di  movimento che fa dilatare o restringere la pupilla, e  come esempio calza perfettamente, pero' a differenza dell'occhio umano, che e' capace di adattarsi in frazioni di secondo alla luminosità della scena in modo totalmente automatico, il diaframma a lamelle deve essere in qualche modo gestito e controllato, ovviamente dal fotografo.
La massima apertura di diaframma possibile corrisponde al valore che e' dichiarato su ogni obiettivo nella sua parte anteriore insieme alla sua lunghezza focale, ad esempio un obiettivo 50mm f.2 vuol dire che con la sua focale, in questo caso fissa e non zoom di 50mm, puo' avere come apertura  massima f.2.
Anche se non e' proprio l'argomento di questo post, spieghero' in due parole il concetto di luminosita' massima di un obiettivo: e' il rapporto fra la sua lunghezza focale e il diametro della lente anteriore.
Quindi nel caso dell'esempio sopra vuol dire che il nostro obiettivo di 50 mm di lunghezza focale ha una lente anteriore di 25mm.

f. = lunghezza focale/ diviso/ diametro lente

f.= 50mm/ diviso/ 25mm = 2

Ritorneremo su questo argomento importante, intanto pero' possiamo notare che sul nostro obiettivo e' riportato anche un altro valore di solito trascurato, cioe' il valore minimo di apertura, ovvero il diaframma più chiuso che possiamo impostare per avere il cerchio piu' piccolo attraverso il quale far passare la luce.
E' anche questo un valore molto importante, in alcuni casi ad esempio nelle foto di paesaggio, piu' importante della stessa apertura massima.
In ogni caso qualunque sia il tipo di obiettivo da noi scelto ( ovviamente non quello di uno smartphone scusate se mi ripeto ma mi viene il prurito) , abbiamo a disposizione una scala di valori numerici segnalati sulla apposita ghiera,  che spazia dalla massima apertura alla minima.
Ad ogni scatto della ghiera verso destra o verso sinistra,  equivale ancora una volta  uno stop di differenza di esposizione, cioè ognuno e' il doppio o la meta' del precedente, a parte i casi particolari delle grandi aperture di obiettivi ultraluminosi, secondo la seguente scala:

f.1,4  f.2  f.2,8  f.4  f.5,6  f.8  f.11  f.16  f.22

Questi sono i valori piu' comuni utilizzati, poi esistono obiettivi costosissimi con apertura anche maggiore e altri con aperture ancora minori di queste.
La scelta di un valore di  diaframma influisce in modo drastico sul risultato finale, prima di tutto perché tutti gli obiettivi lavorano al meglio, per quanto riguarda la nitidezza e le distorsioni, con i diaframmi impostati ai valori centrali tipo f.5,6 o f.8.
Questo perché alle massime aperture ogni lente pur progettata al meglio al computer, e pur usando i migliori vetri, nelle zone vicino ai bordi hanno un decadimento di qualita', piu' evidente negli obiettivi di classe economica, che porta a una diminuizione di dettaglio ai margini dell'immagine inquadrata.
 Viceversa usando diaframmi troppo chiusi, a causa del piccolo foro formatosi, avviene il fenomeno chiamato diffrazione della luce, in parole semplici e neanche del tutto corrette, si puo' dire che la luce si scompone in varie lunghezze d'onda, creando come risultato finale, anche in questo caso, una certa perdita di nitidezza.
Un altro importante parametro che varia al variare dell'apertura di diaframma e' la profondita' di campo, che corrisponde alla zona a fuoco apparente, davanti e dietro al soggetto.
Per zona nitida apparente si intende quella che percepisce l'occhio umano, che e'  diversa dalla realtà ma per ora non approfondiamo troppo.
Per semplificare, parlando di profondità' di campo, la zona nitida davanti  al soggetto e' circa 1/3 del totale e quella dietro i rimanenti  2/3.
Ad esempio se il nostro soggetto e' posto a 10 metri di distanza e la profondita' di campo in quella situazione e' di 3 metri, avremo a fuoco la zona posta per 1 metro davanti al soggetto e per 2 metri la zona dietro.
Se invece la profondita' di campo totale e' di 9 metri avremo a fuoco 3 metri davanti al soggetto e 6 metri dietro.
La profondita' di campo nell'esempio sopra puo' e deve essere variata, o almeno controllata, a seconda dell'apertura di diaframma  scelta ( ovviamente non variando il tipo focale che stiamo utilizzando).
Memorizzate bene il seguente concetto:

PIU' IL DIAFRAMMA E' APERTO  MINORE E' LA PROFONDITA' DI CAMPO OTTENIBILE
Quindi se noi abbiamo bisogno di far risaltare un soggetto staccandolo dallo sfondo, come ad esempio nel caso di un ritratto, dobbiamo impostare valori di diaframma aperti, viceversa se abbiamo necessita' di avere nitida la maggior parte dell'immagine, come nel caso di un  paesaggio, dal primo piano allo sfondo, dobbiamo impostare diaframmi piuttosto chiusi.
Come ultimo importante parametro per quanto  riguarda la profondità  di campo, dobbiamo considerare la lunghezza focale dell'obiettivo che stiamo usando.
 Un grandangolare ha enormemente per sua natura più profondità di campo rispetto ad un teleobiettivo, questo non e' un pregio e nemmeno un difetto, e' soltanto una scelta in più che abbiamo a disposizione per ottenere il risultato visualizzato.
Nel prossimo post parleremo di tempo di otturazione e successivamente vedremo come gestire il tutto
per ottenere la giusta esposizione.



martedì 4 febbraio 2014

CORSO DI FOTOGRAFIA GRATIS- LA GIUSTA ESPOSIZIONE - LA SENSIBILITA'-

Uno dei concetti chiave da capire a fondo in ambito fotografico e' l'esposizione.
 Che si tratti di pellicola o sensore digitale non fa nessuna differenza, diciamo che scattando in digitale abbiamo la possibilita' di verificare subito il risultato invece di aspettare giorni o settimane come succedeva con la pellicola.
I parametri che regolano e controllano l'esposizione sono tre:
La sensibilità.
 Di natura chimico-fisica se si tratta  di pellicola, o elettronica nel caso di sensore digitale.

L' apertura del diaframma.

La velocita' di scatto, o tempo di otturazione.

Il comprendere  bene come questi tre parametri sono fra di loro strettamente collegati, e come funzionano presi singolarmente, ci porta subito di diritto nella fascia dei  fotoamatori che sanno quello che fanno, staccandoci dalla massa dei fotamatori che invece scattano  e sperano.
Questo perché e' fondamentale sapere che ogni volta che noi facciamo una scelta inerente ai suddetti tre fattori, impostiamo o modifichiamo drasticamente il risultato finale, quindi dobbiamo essere in grado di capire prima in quale direzione stiamo andando e quale risultato ci dobbiamo aspettare.
Invito chi e' agli inizi a seguire passo per passo questo post senza andare avanti prima di aver capito a fondo il passo precedente, e di ritornare su di esso se non siete sicuri di avere capito bene e di avere memorizzato perfettamente il concetto.

Passo n°1 LA SENSIBILITA'.

Premetto che la questione richiederebbe una serie di post molto lunghi per essere trattata a fondo, e mi riprometto di farlo se qualcuno dimostrera' interesse, in quanto  si tratta  di andare a scomodare argomenti di chimica, fisica ed elettronica.
Rimanendo pero' al momento nell' ambito di un post dedicato a chi comincia, cerchero' di esprimere i concetti nel modo il piu' possibile scorrevole  e comprensibile, pur rimanendo sempre a disposizione per chi desidera avere chiarimenti ulteriori.
Tralasciando di trattare in questo post i vecchi materiali fotosensibili che comunque tratterò in futuro in un post dedicato,
parlando invece di pellicole moderne, la loro sensibilita' e' dovuta principalmente alla dimensione dei cristalli di alogenuro di argento in esse contenuti, che sono il materiale fotosensibile in grado di reagire chimicamente e fisicamente all'esposizione luminosa, formando sulla pellicola la cosiddetta immagine latente, che in parole povere e' l'immagine impressa ma non ancora visibile.
I cristalli hanno le dimensioni di micron, cioe' millesimi di millimetro, controllabili durante il processo di produzione industriale ottenendo così  cristalli delle dimensioni volute.

La cosa da capire e da memorizzare e' che piu' i cristalli sono grandi maggiore e' la loro capacita' di reagire alla luce rendendo quindi piu' sensilbile la pellicola, in grado cioe' di registrare immagini sfruttando una quantita' minore di luce disponibile, rispetto ad una pellicola ottenuta con cristalli più piccoli.
Tenete bene a mente pero' che siccome i cristalli formano la grana di una pellicola, piu' sono grandi maggiore e' il disturbo della grana stessa sul negativo e quindi successivamente sulla stampa finale.
Questo vale sia per pellicole negative a colori e bianco-nero, sia  per le diapositive, quindi chi e' alla ricerca della massima nitidezza con una grana ridotta al minimo, deve reperire pellicole di bassissima sensibilità .
Per il bianco-nero si possono trovare ancora pellicole con sensibilità 25 ISO dalla grana impercettibile soprattutto nei formati più grandi del 35mm, le diapositive al massimo, anzi al minimo, offrono i 50 ISO, mentre per le negative a colori si parte dai 100 ISO in su.
Come effetto secondario oltre naturalmente al bisogno di una maggiore quantità di luce disponibile, normalmente le pellicole di bassissima sensibilità hanno anche un contrasto maggiore ed una maggiore saturazione di colore, bellissima nei paesaggi ma deleteria ad esempio nei ritratti.
La scala della sensibilita' detta ISO e' la seguente partendo dal valore minimo di 25 ISO:

25-50-100-200-400-1600-3200-6400-12800 ecc.

Come si puo' notare i valori raddoppiano o si dimezzano, :
ogni variazione in piu' o  in meno equivale ad uno STOP.
Tenete bene a mente questo concetto:

1 STOP = RADDOPPIARE O DIMEZZARE IL VALORE ISO

Ad esempio 100 ISO ha sensibilita' doppia rispetto a 50 ISO, cioe' arriva una quantita' doppia di luce,
allo stesso modo 400 ISO ha sensibilita' dimezzata rispetto a 800 ISO, cioe' arriva una quantita' di luce dimezzata.

Discorso per certi versi speculare per quanto riguarda i sensori digitali.
Al posto dei cristalli di argento abbiamo dei sensori chiamati diodi capaci di catturare l'energia luminosa e di convertirla in segnale elettrico, un diodo commercialmente parlando corrisponde ad un pixel, e come i cristalli di argento e' ovvio che più grandi sono più luce riescono a catturare.
Nel caso di sensori digitali piccolissimi come quelli di uno smartphone e' evidente che al loro interno non possono coabitare oltre un certo numero di diodi, quindi il sentir parlare di milioni di pixel stipati in un sensore di 10mm x 5mm, scusatemi la brutalità, ma si tratta di truffa legalizzata.
Non perche' non e' vero che ci stanno dentro, ma perché si vuole attrarre la clientela con pubblicità ingannevole, facendo  credere che una dicitura di per se esatta non corrisponde a risultati sperati, con conseguente inevitabile delusione, a meno che non ci si limiti a osservare le foto sul mini monitor di uno smartphone.
Questo perche' i diodi così compressi in poco spazio si fanno addirittura ombra fra di loro, catturando quindi ancora meno luce e obbligandoci ad impostare sensibilità maggiori con decadimento della qualità dell'immagine.
E' un cane che si morde la coda, si aumentano i diodi in spazi sempre più limitati nel tentativo di aumentare la qualità immagine, che invece decade proprio per l'eccessivo numero di pixel.
Il discorso e' diverso se parliamo di sensori di dimensione adeguata, prendendo ad esempio il cosiddetto full frame o formato pieno, quindi di dimensioni comparabili al formato 24x36 mm a pellicola, il classico formato Leica 35mm.
C'e' un enorme differenza fra i 10 milioni di pixel stipati in mezzo cm quadro e i 10 milioni comodamente alloggiati in un sensore full frame.
Comunque anche in caso di sensori full frame montati su fotocamere al top della gamma, dobbiamo essere consapevoli che oltre un certo limite non possiamo andare, e che ritorniamo al concetto espresso prima parlando di pellicola.
Aumentando elettronicamente, tramite le impostazioni della nostra fotocamera, la sensibilità del sensore aumenteremo inevitabilmente anche il disturbo elettronico, detto comunemente rumore di fondo, ottenendo  lo stesso sgradevole risultato di immagini sgranate e disturbate soprattutto visibili nelle zone in ombra e uniformi.
Quindi anche nel caso di fotocamere digitali, chi ambisce ad ottenere immagini dalla  massima nitidezza e col massimo dettaglio, deve impostare la fotocamera su dei valori di sensibilità più bassi possibile.

Quindi sintetizzando ricordate bene per i prossimi post:

       MASSIMA SENSIBILITA' = MINORE NITIDEZZA

Abbiamo cosi' analizzato brevemente il primo dei tre parametri che controllano l'esposizione, nei due prossimi post parleremo di diaframma e tempo di esposizione, per arrivare poi a capire come i tre parametri possono essere da noi controllati e gestiti al meglio per arrivare al risultato da noi visualizzato.



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lunedì 3 febbraio 2014

FOTOGRAFIA NATURALISTICA introduzione

Cosa si intende per Fotografia Naturalistica?
La risposta sembra semplice: tutto cio' che riguarda la Natura.
Ci viene in mente un paesaggio montano, un tramonto al mare, oppure una mandria di cavalli selvatici, o un insetto, un fiore, una cascata, il muso di un animale o un uccello in volo.
Tutti questi sono certamente soggetti adatti ma per quale motivo allora escludere un ritratto umano, o la fotografia astronomica, oppure un fiore in vaso illuminato da un set di lampade in studio? Anche questi soggetti a pensarci bene riguardano l'universo della fotografia naturalistica, eppure se provate a  partecipare ad un concorso fotografico nella sezione natura, un ritratto umano o uno still life ad una pianta, non saranno prese in considerazione, a torto o a ragione non saprei dire, sarebbe interessante conoscere anche il vostro parere.
Comunque anch'io nei prossimi post dedicati a questo argomento li dividero'  per semplicità in 3 sottoargomenti:

Il Paesaggio
La Macrofotografia
Gli Animali

Ovviamente questi 3 sottoargomenti si intersecano fra di loro. Infatti una marmotta inserita nel proprio ambiente naturale puo' essere considerato come un ritratto ambientato o anche come paesaggio.
Allo stesso modo una Macrofotografia di un insetto puo' far parte anche del sottoargomento Animali.
In ogni caso la fotografia naturalistica, richiede grande passione e sacrificio, per trovare la luce giusta dell' alba nel bosco, o per immortalare la farfalla intorpidita dal fresco della notte che appena si alza il sole se ne va.
E' anche vero che chi ha la possibilità di viaggiare e' avvantaggiato in questo genere fotografico ma questo non deve scoraggiare chi come me non ha mai vissuto per spostarsi in giro per il mondo, anzi deve essere uno stimolo per essere più bravi di chi ha più possibilità economiche ma spesso molto meno creatività. 
Una cosa pero' deve unire tutti fungendo da comune denominatore, il rispetto per la natura, che ci deve allontanare da qualsiasi forma di forzatura al momento dello scatto, rinunciandovi nel caso la nostra presenza risulti un' invasione eccessiva, un disturbo o un danno ancora peggiore per il soggetto che ci appare davanti.
Il fotografo naturalista deve essere prima di tutto un naturalista.